Scrivo queste note a margine del Convegno "Complessità e Salute. La diagnosi relazionale in ambito clinico, educativo e sociale" organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Scuola Romana di Psicoterapia Familiare (Roma, 25 novembre 2025), per approfondire con una restituzione di senso e chiarezza una giornata densa di risonanze.
La mia presenza in sala non era casuale ma intrapresa con un dilemma, non solo personale, che rifletteva esattamente il conflitto sistemico della Dissonanza Ambiente/Potenziale che costituiva il cuore di un mio caso clinico su cui ho lavorato intensamente e che avevo appena definito con un insight: il fallimento del sistema genitoriale nel guardare il quadro clinico complesso (2E-APC e DSA) perché polarizzato sul deficit, mi appariva speculare al fallimento del sistema sanitario/previdenziale (INPS/SSN[1]) nel percepire la complessità della disabilità a causa della sua polarizzazione su paradigmi e modelli tecno - burocratici.
Quando è arrivata la mia ammissione al Convegno ho deciso di partecipare "impreparata" (nel senso di senza uno script predefinito), portando solo il mio "non so" e affidandomi all'ascolto intenzionale per fare nascere le mie "parole" (intervento). La sentivo una scelta metodologica e strategica perfettamente coerente con i principi della Scuola Romana e del tema stesso del webinar "La parola e l'Ascolto" che mi aveva appassionata il sabato precedente. Soprattutto, sentivo che riferire la questione della Riforma della Disabilità e della riduzione del ruolo dello psicologo in INPS non era solo un atto di coraggio ma un atto deontologico e un intervento sistemico necessario, specialmente in un convegno co-organizzato dall'ISS e che vedevo giusto accadere all'intersezione di una crisi sistemica (la riforma della disabilità portata avanti da INPS) e di un modello clinico avanzato (la diagnosi relazionale).


La giornata dell’esame di specializzazione è stata lunga (sono stata l’ultima a discutere perché si è proceduto in ordine alfabetico), piena e densa di emozioni.
“Il sogno era stato splendido; la realtà più che deludente”
Ho avuto bisogno di un po' di tempo per metabolizzare, per mettere ordine alle emozioni che si sono susseguite dopo la seduta di specializzazione. Quando si intraprende questo percorso formativo non si ha piena consapevolezza del lavoro interiore che si affronterà. Ad oggi sono soddisfatta del percorso intrapreso nella Scuola Romana di Psicoterapia Familiare presso la sede di Crotone, dove ho potuto conoscere meglio i miei modelli familiari e lavorare su me stessa in ambito personale e professionale. Se penso a com’ero quattro anni fa, ho un’immagine di me che fa tenerezza. Quattro anni fa non avrei mai pensato di riuscire ad arrivare fin qui, né di percorrere tanta strada.
‘Na tarantu’ e ricÔrdi/‘ntorcinìja la memÔria/cumu ‘nu pàppic’./Pur’ a víta a vòte/e’ ‘nu muro chjín’e règlie./‘Na rascunáta /ne dícia ca simu vivi./‘Un avìmu de cuntáre l’anni/ma’e singhe:/nun c’è allu mannu rosa senza spinâru /o ventu ch’un addura a tìe. (Daniel Cundari – da “Nell’incendio e oltre”- Luigi Pellegrini Editore)