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Perché la psicoterapia? Un viaggio a più voci nel cuore del cambiamento

È stata appena pubblicata l’ultima fatica editoriale di G. Manfrida e di tre docenti del Centro di Studi e di Applicazione della Psicologia Relazionale di Prato, avente come oggetto i motivi per cui oggi è utile impegnarsi in un percorso terapeutico. Stante l’aumento della richiesta di aiuto psicologico, confermato da numerose indagini statistiche, gli autori hanno inteso fornire un testo che possa risultare produttivo per chi è interessato ad avvicinarsi al mondo psicologico e dove è possibile trovare risposte ad alcuni quesiti di fondo o anche legittime curiosità. In tal senso, il libro è particolarmente utile a chi non possiede competenze tecniche specifiche, come potenziali pazienti o studenti. Tuttavia, il volume può essere inteso pure come un buon “ripasso” di concetti fondamentali anche per i terapeuti già esperti. Infatti, il libro è scritto con un linguaggio davvero chiaro, differenziandosi subito da una certa letteratura psicologica adottante terminologia molto specifica e la cui lettura può risultare ostica finanche agli “addetti ai lavori”. D’altro canto, se anche persone di buon livello culturale ignorano quali siano gli scopi di una psicoterapia, non andando oltre ad affermazioni generiche quali: “aumento della consapevolezza, conoscere sé stesso, gestire le emozioni, ecc.”, in parte la colpa è anche di noi specialisti. Giova ricordare che con la stessa parola, psicoterapia, si definiscono modi di operare molto diversi tra loro, qualche volta persino in contraddizione, per teorie di riferimento, obiettivi, modalità, durata, regole e quindi ben venga un libro rivolto davvero a tutti dove si prova a fare un po’ di chiarezza.

A sgombrare il campo da equivoci, Manfrida et al. chiariscono la propria posizione, già a partire dal sottotitolo del volume: per loro, la psicoterapia è un’esperienza che deve produrre un cambiamento. Attraverso l’esperienza relazionale con il terapeuta, certamente non priva di una dimensione emotiva rilevante, non si deve raggiungere esclusivamente una comprensione cognitiva, bensì si deve ottenere un cambiamento. Certamente, come loro ben chiariscono, è il paziente a stabilire all’interno di ciascun percorso terapeutico quali siano gli obiettivi specifici e i miglioramenti che si intendono raggiungere. Come io semplifico ai miei pazienti, dicendo: È possibile cambiare, ma non è possibile farlo senza cambiare nulla; la psicoterapia è senz’altro d’aiuto, ma non ha nulla a che vedere con pretese miracolistiche o logiche di delega al terapeuta, laddove il paziente si trovasse in un’impasse tra scelte difficili.

In particolare, come è giusto, gli autori si soffermano a descrivere il loro modello di lavoro, ovvero l’approccio narrativo sistemico-relazionale. Chi conosce il loro metodo sa bene quanta attenzione sia riposta nell’importanza della ri-narrazione della propria storia personale e familiare che un buon percorso clinico dovrebbe consentire. Una storia alternativa può essere estremamente utile, non solo per rileggere il proprio passato ma soprattutto per poter costruire un futuro diverso e più desiderabile dal paziente. In tale ottica, uno degli strumenti personali più importanti del terapeuta è quello di riuscire ad avere una visione positiva ed ottimistica del paziente, anche laddove lo stesso non riesce ad avere fiducia in sé stesso né ad individuare possibili vie d’uscite alla propria situazione.

Il gruppo di Prato è sempre stato molto attento alle innovazioni tecnologiche (vedi i precedenti lavori dedicati alla psicoterapia via web) è stavolta ho trovato particolarmente illuminante il capitolo dedicato all’Intelligenza Artificiale e a chi la usa per scopi terapeutici. Sembrerebbe che sia apprezzata dagli utenti perché dà ad essi sempre ragione. Ma, fanno notare gli autori, questo è davvero un pregio? Sicuramente no, se ci si mette nell’ottica della promozione di un cambiamento (Ed ecco la coerenza logica di Manfrida e co.). Il sostegno, infatti, è sicuramente importante e sentirsi apprezzati e incoraggiati può migliorare l’autostima. Ma occorre anche il pensiero critico per produrre una modifica e quindi diventa particolarmente utile ascoltare un punto di vista diverso dal proprio. Non è il sostegno acritico ma la dimensione dialogica della terapia a provocare il cambiamento, attraverso un processo relazionale finalizzato alla creazione di una nuova realtà. Se volete, possiamo dire che sin dalla notte dei tempi ai bambini sono serviti due genitori per crescere e due funzioni fondamentali: quella emotiva (sentirsi amato e apprezzato) e quella normativa (apprendere regole sociali). Ecco, un buon terapeuta deve possedere entrambe queste funzioni, senza limitarsi ad un ruolo di motivatore e incoraggiatore.

Infine, ultima annotazione: il libro è autoprodotto e probabilmente anche questo dettaglio rivela il gusto alla sfida che contraddistingue il coraggioso gruppo di Prato.

Come è ben noto a chi frequenta il mondo sistemico relazionale e l’ambito psicologico in generale, Manfrida e il suo gruppo vantano numerose pubblicazioni che hanno ricevuto ampio consenso di critica e lettori, oltre ad una instancabile attività di promozione delle società scientifiche. Manfrida è stato fondatore e presidente della Società Italiana di Psicologia e Psicoterapia Relazionale (SIPPR), di cui oggi è presidente Daniela Tortorelli, altra coautrice del volume. L’ultimo suo impegno è l’aver dato vita alla Consulta delle Scuole Italiane di Psicoterapia Relazionale Sistemica, di cui è il primo presidente. 

                                                                            Alberto Vito

                                              (didatta Scuola Romana di Psicoterapia Familiare) 

La Recensione è stata pubblicata sulla Rivista Frattali, n. 11, novembre 2025,

scaricabile gratuitamente dalla pagina https://www.rivistafrattali.it/rivista

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